UN RAGAZZO DI NOME SALVO

Avrebbe compiuto 23 anni meno di un meso dopo, ma a quell’età non ci arrivò mai. Salvo d’Acquisto è stato un giovane vice brigadiere dei carabinieri e la sua storia si intreccia con le due settimane più confuse della seconda guerra mondiale in Italia. Dall’annuncio dell’armistizio con le forze alleate, l’8 settembre, al 23 settembre, quando Mussolini diede vita alla Repubblica sociale italiana. Un periodo in cui lo stato italiano scomparve, in cui l’esercito, senza più ordini, si disciolse, in cui il re fuggi da Roma, e in cui soltanto i carabinieri rimasero al loro posto. E Salvo era uno di loro.

Originario del Vomero, uno storico quartiere di Napoli, si era arruolato giovanissimo, appena diciannovenne, e aveva prestato il primo servizio alla legione carabinieri di Roma. Da lì era partito volontario per la campagna di Libia, in Nordafrica, ma ne era tornato malconcio e deluso, dopo avere contratto la malaria ed essere stato coinvolto in un grave incidente stradale. Fu proprio quella delusione a spingerlo alla scuola allievi sottufficiali dell’arma dei carabinieri a Firenze, al termine della quale ottenne il grado di vice brigadiere e venne assegnato alla stazione dell’Arma di Torrimpietra, un sobborgo agricolo a una trentina di chilometri da Roma e a 5 chilometri da una località marittima chiamata Palidoro, sul mar Tirreno. E lì si consumano gli ultimi giorni della sua giovane vita.

Il 22 settembre 1943, alcuni paracadutisti delle Waffen SS, la divisione militare delle famigerate teste di morto tedesche, stavano rovistando in un’antica torre che si trovava sul mare, proprio a Palidoro. Una torre d’avvistamento che risaliva all’epoca delle invasioni saracene. Trovarono un baule chiuso a chiave e pensando che potesse contenere materiali importanti, tentarono di aprirlo in ogni modo. Visto che non ci riuscivano, uno di loro lo colpì violentemente con il calcio del suo fucile facendolo esplodere con la stessa violenza di una bomba. Quel soldato morì dilaniato, altri rimasero gravemente feriti. Il baule conteneva bombe a mano sequestrate ai pescatori di frodo e messe sotto chiave per evitare che creassero pericolo, ma i tedeschi si convinsero che si trattava di un attentato nei loro confronti da parte degli italiani. Allo scopo di vendicare quel soldato, il giorno successivo, i tedeschi rastrellarono 23 uomini del piccolo borgo di Torrimpietra e fra loro il giovane Salvo d’Acquisto, il carabiniere più alto in grado della caserma, essendo assente il maresciallo comandante. Li portarono alla torre sul mare e gli fecero scavare una fossa laddove c’era una piccola trincea. Di fronte a loro posizionarono due mitragliatrici. Li avrebbero uccisi per ritorsione.

Ma Salvo, che era stato interrogato e picchiato a lungo ribadendo l’ipotesi di una semplice disgrazia per l’accaduto, dopo avere scavato come tutti gli altri, indossando con fierezza la sua uniforme, uscì dalla trincea e chiese di parlare con il comandante tedesco, per fargli una proposta. L’ufficiale arrivò alle 16.30 di quell’assolato pomeriggio di fine estate. Si chiamava Hansel Faiten. Salvo strinse un patto con lui: avrebbe rivelato il nome del colpevole se i tedeschi avessero rilasciato gli ostaggi. E così avvenne. Ma quando si trattò di rivelare quel nome, Salvo, pur non c’entrando nulla con quella disgrazia, disse: “lo avete davanti a voi, sono io… sono stato io”.

Gli altri 22 ostaggi vennero liberati e Salvo venne fucilato in quella trincea alle 17.15 di quel giorno. Il suo estremo sacrificio consentì di salvare 22 persone e consegnare al mondo le loro discendenze. Decorato alla memoria con la medaglia d’oro al valor militare, Salvo d’Acquisto è un simbolo sia per l’Arma dei Carabinieri, che per la Chiesa cattolica, che lo ha proclamato venerabile il 25 febbraio 2025.

Salvo non c’entrava nulla con quel baule e con quelle bombe. Neppure sapeva della loro esistenza. Era un giovane limpido e onesto come pochi e sacrificò la sua vita per compiere fino all’estremo olocausto il suo dovere. Prima di essere fucilato, con lo sguardo perso nella palla del sole che scendeva sul Tirreno, si dice che gridò orgoglioso: Viva l’Italia. Aveva solo 22 anni.

Ascolta la versione podcast di questa storia, doppiata da Marco Cortesi: SALVO_D'ACQUISTO