i passi della memoria

“I passi della Memoria” è un progetto artistico laboratoriale nato dall’incontro di due veicoli complementari: la danza e la recitazione. Non è propriamente uno spettacolo di danza e non è neppure uno spettacolo di teatro. E’ un teatro danza le cui componenti si penetrano e si intrecciano in ogni passaggio. Emanuele Turelli, in veste di drammaturgo, e Laura Avanzi in veste di coreografa hanno lavorato su un tema, quello della Memoria della Shoah, talmente vasto da poter essere interpretato in molti modi. Loro hanno scelto di mixare in un unico contenitore artistico danzatori e attori, facendo in modo che i corpi recitassero e i narratori fossero presenze in movimento sul palco dello spettacolo. Coreografie e sceneggiatura sono nati, così, all’unisono, come fossero uno la gamba destra e l’altro la gamba sinistra dello stesso corpo. Non solo. Il brutale dramma della Shoah è stato caratterizzato al femminile (nell’assistere agli spezzoni di spettacolo lo spettatore sembra proiettato nelle squallide baracche del campo femminile di Birkenau…) ed è stato focalizzato rispetto ad alcune tematiche che non sempre i capolavori di Memoria riescono a mettere in luce: le passioni delle donne, la solidarietà fra esseri umani ridotti a vermi, il lavoro duro quanto inutile e strumentale al folle progetto di de umanizzazione del nazismo. In un’ora abbondante e in un crescendo di emozioni, l’obiettivo dello spettacolo non è quello semplicemente di Fare memoria, ma diventa quello di Ridare memoria, rendere cioè l’umanità a coloro alle quali l’umanità venne brutalmente tolta. La produzione porta la firma di Emanuele Turelli (sceneggiatura, drammaturgia e testi), Laura Avanzi (direzione artistica e coreografica) e Riccardo Viviani (da cui è nata l’idea). 


Teaser
Lo spettacolo

Lo spettacolo si sviluppa in circa 70 minuti. L’incipit è rappresentato dall’uscita “a schiaffo” e a sipario chiuso, di un attore che indossa la divisa delle SS e che richiama le leggi razziali italiane del 5 settembre 1938. E’ un incipit “violento” dal punto di vista scenico sia nella veste che nell’impatto dell’enunciazione (l’attore urla senza microfono come accadeva per i gerarchi). Dopo le leggi, viene enunciata l’ordinanza di polizia numero 5 della RSI in cui si privava della cittadinanza gli ebrei e se ne decretava l’arresto. Il gerarca, in seguito a quell’ordinanza, chiama i nomi delle protagoniste ballerine che (sedute in platea), una alla volta, al sentire il loro nome, escono e si dirigono sul palco indossando abiti degli anni 50 e portando con sé valigie di quel periodo. In questo modo creano scompiglio fra il pubblico, ma quello è proprio l’obiettivo scenico: stupore e scompiglio, insicurezza. I nomi sono veri e autentici di persone deportate realmente dall’Italia ai campi di sterminio nazisti, frutto della precisa ricostruzione storica del testo.

Tali nomi troveranno riscontro nella scena finale dello spettacolo. Vengono eseguite due coreografie (“Le valigie” e “Il ghetto”) mentre l’attore principale, che interpreta la memoria, recita la memoria di quel che accadde a quelle donne (i testi sono tratti da testimonianze reali e riscritti per motivi scenici). Seguono la coreografia “Le scarpe” e “Le Kapò” (la prima, che richiama la folle distribuzione di abiti e scarpe a caso nei campi della morte, la seconda che dipinge la cattiveria di quei prigionieri ai quali venne affidato potere di vita e di morte su loro simili). Nel cuore dello spettacolo va in scena la coreografia più struggente (“La solidarietà”), che narra dell’aiuto vicendevole fra donne ridotte allo stremo, con le ballerine che sul palco danzano recitando sulle note di “People help the people”. Immediatamente successivo il passaggio alla coreografia “Edith” che narra la storia vera di Edith Eva Eger, giovanissima ballerina ungherese deportata ad Auschwitz, che si salvò per essersi guadagnata qualche razione di pane aggiuntiva da Josef Mengele, ballando per lui e per gli altri nazisti i brani di Strauss, autore che i nazisti amavano.

E’ l’unico assolo dello spettacolo, sulle note del “bel Danubio blu” (vicenda vera narrata da Edith nella sua biografia “La scelta”). In crescendo si va verso il finale con la coreografia “Il lavoro inutile” che ricorda i 186 gradini di Mauthausen e la famigerata “scala della morte”, fino a “le stelle” ultima coreografia completa dello spettacolo, dalla quale, sul tema della bellezza, è stato estrapolato anche il significato simbolico dell’intero spettacolo: “fummo una lo specchio dell’altra”. La chiusura è dedicata al ricordo, con un’attrice più anziana che prende la scena e legge le sue memorie di ritorno, 50 anni dopo, al campo femminile di Birkenau (la sceneggiatura è tratta da “Edith, la scelta”). Dopo lo struggente ricordo, le ballerine rientrano sul palco e l’attore che interpreta la memoria passa in mezzo a loro: chi di loro è realmente sopravvissuta urla al pubblico il suo nome e il campo a cui è sopravvissuta, mentre l’attore, passando accanto a coloro che non sono sopravvissute, ne fa memoria pronunciando gli stessi elementi. Lo spettacolo si chiude con la sfilata delle ballerine che depongono con la mano sinistra un sasso a bordo palco fino a costruire un gruzzoletto di sassi (gesto ebraico per commemorare i defunti). Allo spettacolo concorrono 17 ballerine e 3 attori. 

Il cast
Storie vere

“I Passi della Memoria” è uno spettacolo che si basa su storie vere di donne deportate, durante gli anni di arianizzazione, nei campi di sterminio del sistema nazifascita. Narra di storie reali e di donne italiane, così da sgombrare il campo rispetto all’idea che il fenomeno delle deportazioni sia stato un fenomeno esclusivamente tedesco. L’arte coreutica e la recitazione sono state mixate in un unico strumento artistico, molto simile al teatro danza, ma più intrecciato nella contaminazione fra stili e predisposizioni artistiche dei protagonisti. La convinzione degli autori è che tale stile possa essere veicolo verso lo spettatore di un messaggio di #manutenzionedellecoscienze, nella convinzione che la Memoria vada in ogni caso e in ogni tempo coltivata.



“Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.” LILIANA SEGRE

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CALENDARIO (storico)
08/03/2020
ORE: 16.30
PREVALLE
TEATRO PAOLO VI°
via S. Michele, 45
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