L’epoca che viviamo, contrariamente al progresso che l’uomo ha raggiunto, è fortemente caratterizzata dalla “discriminazione”. Quella di genere, quella etnica, quella fisica, quella mentale… Ciò che dovrebbe unicamente rappresentare una “caratteristica” dell’uomo, è divenuto un elemento per il quale discriminarlo e considerarlo “diverso” da se o da qualuno. Una base ideologica che fatica ad abbandonare il genere umano, forse perché è fortemente radicata nella nostra indole. Ma se l’ideologia delle varie epoche storiche si annebbia spesso del fumo della discriminazione, esistono uomini e donne che hanno remato controcorrente e si sono dimostrati più forti, intelligenti e saggi dell’ideologia. E’ il caso di Jesse Owens e Luz Long, due ragazzotti provenienti da contesti culturali opposti, che (e forse non è un caso) sotto i cerchi olimpici di una cupa estate berlinese, furono capaci di dare il più grande calcio alla discriminazione che lo sport mondiale abbia mai visto…
La vicenda
Il 4 agosto 1936, sulla pista di salto dell’Olympiastadion di Berlino, Jesse Owens e Luz Long danno vita a uno dei momenti più emozionanti della storia sportiva mondiale. Il nero povero dell’Alabama e il biondo borghese di Lipsia hanno avuto vite diametralmente opposte: il primo a lottare per avere di che cibarsi nell’America della grande depressione, il secondo “costruito” appositamente per vincere quei giochi e dimostrare la superiorità della razza ariana. Sullo sfondo, l’ascesa del nazismo in Germania, destinata a sconvolgere tutta l’Europa. Quando i due si incrociano, quel giorno, sulla pedana, in uno stadio stracolmo di tedeschi, svastiche e vessilli con i cinque cerchi, svestono le loro divise ideologiche e si ritrovano a essere soltanto leali avversari, uomini che condividono la stessa voglia di vincere, ragazzi che si aiutano a vicenda mettendo lo spirito sportivo sul sacro altare di Olimpia. Hanno colore della pelle diverso, i due, sono divisi da un oceano, di acqua e di idee, ma in quel 4 agosto, in una cupa e fredda estate berlinese, getteranno le basi per quella che sarà una splendida amicizia, consegnando al mondo e non solo allo sport, una delle pagine più belle della storia olimpica.
Il racconto
Emanuele Turelli, autore del romanzo “amici per la pelle” lavora “in solitudine” per questo racconto: soltanto la sua voce e la storia incredibile che viene narrata. 60 minuti di aneddoti riguardanti i due percorsi opposti di Jesse e Luz, due ragazzi con una vita “opposta” ma lo stesso, identico sogno: vincere le Olimpiadi. Uno di loro non lo realizzerà, ma aiuterà l’altro a farlo. E questo passaggio rappresenta il cuore della storia. Poi le loro vite si dividono nuovamente, ma un legame li tiene vicini anche a migliaia di chilometri di distanza: quelle lettere di affetto ed amicizia che solcano l’oceano fino all’ultimo atto: quel “piacere” che il figlio di Luz chiederà al vecchio Jesse in memoria di suo padre. Un romanzo racchiuso in 60 minuti, che fa assaporare la bellezza della vicenda, ma non toglie la curiosità della lettura. Qualche audio originale dell’epoca e la lettura di quella splendida lettera finale, condiscono di emozione questo straordinario racconto di vita, sport e umanità.
5 MOTIVI
PER SCEGLIERE UNA MIA STORIA
Storywalking
VUOI PARTECIPARE
A QUESTO EVENTO?
è semplice, controlla il calendario
ed iscriviti!
calendario
HAI VISTO QUESTO SPETTACOLO?
lascia la tua recensione