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Nelson Mandela
La narrazione della straordinaria vita di Nelson Mandela, emblea sudafricano ma anche e soprattutto mondiale. Il leader dell'ANC raccontato nei suoi aspetti ed aneddoti più intimi: gli anni dell'ascesa nel partito di rivendicazione dei diritti umani dei neri, l'arresto e la carcerazione durata 27 anni, la liberazione e la consacrazione nei grandi della storia moderna. “Madiba”. Così chiamano Nelson Mandela, i suoi compagni sudafricani. Il suo nome nel linguaggio arcaico dell’etnia Xhosa, ha un qualcosa di simile al nome dei capi popolo, degli uomini capaci di cambiare la storia. Mandela è l’emblema della forza a cavallo fra i due secoli. Un uomo capace di far virare un paese (incarnando in quella resistenza, quella di tutte le popolazioni oppresse del pianeta) con la sola forza di volontà. Una volontà che ha resistito a 27 anni di carcere duro, a torture e soprusi di ogni tipo. Il padre del Sud Africa è anche il padre di tutti gli uomini oppressi del mondo. Una figura che ha conosciuto la disperazione e la gloria, dalle celle di isolamento di Robben Island ai lussuosi salotti del Premio Nobel. Un capo capace di guidare il suo popolo dal regime alla democrazia. Oggi quel grande capo popolo riposa, passando i suoi ultimi giorni nell’attivismo verso un mondo migliore, ma il racconto della sua vita è un patrimonio che la storia non può permettersi di dimenticare. Un patrimonio che insegna il valore della democrazia e della libertà in una fase storica nella quale pericolosi revisionismi riaffiorano nelle giovani generazioni.
La storia
Il mio racconto, come già è stato per i precedenti lavori, non lascia nulla al caso. Ripercorre le vicissitudini di Mandela dal 1948 (quando gli afrikaner bianchi presero il potere assoluto in sud africa instaurando l’apartheid) a quando, nel 1990 quell’uomo, ormai vecchio e logoro, venne liberato dal carcere involandosi verso il riconoscimento del Nobel e la Presidenza del suo Paese. Il racconto esprime nella prima parte la cattiveria del regime di Pretoria enunciando gli “act” legislativi che furono alla base del regime, ripercorre le evoluzioni della resistenza dell’ANC prima e della “Lancia della Nazione” poi, il processo e la carcerazione di Mandela nel penitenziario di massima sicurezza di Robben Island, la lotta al regime che Mandela riesce a guidare dal carcere grazie all’aiuto della moglie Winnie, la crisi della politica bianca e la scarcerazione del grande leader nero. In un’evoluzione di aneddoti, racconti veri, azioni emblematiche, questa inchiesta inquadra il fenomeno, lo sviluppa attraverso la figura dei personaggi e lo conclude con un messaggio di pace e speranza: “Al mondo esiste una sola razza: si chiama… l’umanità”.
Il monologo
Il mio lavoro non è soltanto puro e scrupoloso racconto. La scena è arricchita di spezzoni filmati d’epoca, alcuni dei quali poco conosciuti al pubblico (interviste del giovane Mandela in clandestinità), che inchiodano lo spettatore alla storia. Le musiche, curate dal compositore Claudio Cominardi (autore anche della regia e dei visual), raccolgono l’enorme produzione dedicata da artisti di tutto il mondo a Mandela, ma riportano anche all’ambiente tribale del Sud Africa. La regia è scrupolosa e precisa, in un crescendo continuo che fa rivivere gli eventi come se lo spettatore venisse proiettato fra le splendide jacaranda dei palazzi di Pretoria e fra le terribili township dei sobborghi di Johannesburg. Diviso in sei sezioni (jacaranda/la lancia della nazione/E’ la vita/Robben Island/Zindzi/libertà), il monologo viene messo in scena in un unico atto della durata di un’ora abbondante.
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