IL CORAGGIO DI VIVERE

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IL CORAGGIO DI VIVERE

Il racconto della vita di Nedo Fiano, ebreo fiorentino sopravvissuto ad Auschwitz. Un bambino che viene cacciato da scuola in seguito alle leggi razziali e "cresce" deportato fra un campo di sterminio e l'altro, perdendo l'intera famiglia e gli amici più cari...

 

L’olocausto visto con gli occhi di un bambino, che ha vissuto di persona la tragica sorte di milioni di giovanissimi ebrei. Prima libero e felice nella Firenze dei primi anni 30, poi svuotato dei suoi diritti civili, poi privato della sua dignità, infine strappato alla sua famiglia, completamente sterminata, e internato nel campo di Auschwitz, dove Nedo è assegnato alla “rampa” con il compito di segnalare altri bambini, della sua stessa età, destinati agli esperimenti di Josef Mengele, il carnefice dei gemelli.


Quel bambino, che all’emanazione delle leggi razziali nel 1938, ha 13 anni, diventa uomo fra un campo di sterminio e l’altro, fino alla liberazione che, per lui, avviene a Buchenwald, nell’aprile del 1945. Questa è la storia di Nedo Fiano, ebreo italiano ancora vivente, che è scritta nel suggestivo romanzo biografico “Il coraggio di vivere”. Una storia che parte dal dolore e dall’orrore di avere vissuto sette campi di sterminio, da Fossoli a Buchenwald, di avere subito sette anni di vessazioni, dalle leggi razziali alla liberazione. Ma è una storia che tramuta il male in bene, l’odio in amore, l’idea di razzismo, nel rispetto dell’uomo.
 

La storia contiene aneddoti e fatti: traccia la cronaca dell’ascesa dell’antisemitismo in Italia, ancor prima della pubblicazione delle leggi razziali, e arriva al reinserimento dei pochi superstiti, in un sistema società dal quale erano stati esclusi e isolati da molti anni. L’evoluzione narrativa ritrova un doppio risultato: scuote gli animi degli spettatori, anche i più giovani, con la tragicità dei fatti, ma allo stesso tempo riepiloga, con precisione storica, i passi che hanno portato al fenomeno dell’antisemitismo nella nostra nazione e nel resto d’Europa.

 

Il racconto/inchiesta

 

L’inchiesta “Il coraggio di vivere” prende scrupoloso spunto dal romanzo e lo trasforma in un monologo liberamente tratto dalle pagine scritte da Fiano. La racconto con uno stile semplice, a tratti teatrale, ma sempre coinvolgete e diretto.
Il mio è un racconto che nasce dall’amicizia con Fiano e dalla passione per gli episodi dell’olocausto. Punto sugli aneddoti per trarre un quadro sostanzialmente completo della nascita e della crescita dell’antisemitismo in Italia.
Accanto al monologo, la dinamica dell’inchiesta è impreziosita da cinque spezzoni filmati di grande effetto emotivo, non senza immagini drammatiche. I filmati scandiscono gli eventi cardine della vicenda: l’ascesa delle dittature in Europa, il drammatico viaggio in treno da Fossoli a Auschwitz, la vita nel campo di sterminio più crudo dell’olocausto, la liberazione e l’omaggio, con immagini reali, ai 6 milioni di vittime della follia nazista.
 

L’inchiesta, nel suo complesso, ha una durata di circa 1 ora e mezza e alterna proiezioni a parlato, a tratti accompagnato da musiche, proponendo un quadro desolante dei fatti ma chiudendo con l’invito al presente e al futuro di rispetto delle culture e degli uomini.

 

“Il coraggio di vivere” non è uno spettacolo, ma un racconto/monologo e come tale è spesso crudo nei passaggi, pur suscitando l’attenzione del pubblico e lasciando quel senso di vuoto che l’olocausto provoca in chi capisce l’efferatezza che lo ha ispirato. Le cinque parti, ad ognuna delle quali segue un video di un paio di minuti, si svolgono senza pause intermedie e sono così riassumibili:
 

La vita felice del piccolo Nedo a Firenze (negli anni 30). La sua famiglia. L’Europa che va verso la guerra, la crescita dell’antisemitismo, il manifesto sulla razza, l’epilogo della guerra, la RSI e le massicce deportazioni di ebrei negli anni 1943/1944.
 

Le vicende della famiglia di Nedo nel campo di Fossoli, poi la deportazione, con un trasporto in treno di 7 giorni, ad Auschwitz. La vita e la morte nel campo più atroce della follia nazista.


Le “marce della morte” dei pochi superstiti di Auschwitz, fra cui Nedo, che vengono deportati a Stoccarda, Kravinkel, Danzika e Buchenwald.
 

La liberazione dell’ultimo manipolo di ebrei vivi a Buchenwald, nell’aprile del 1945, quando Nedo, dopo 7 anni ritrova la libertà.
 

Il ritorno alla vita “normale” dei sopravvissuti e il messaggio di amore che viene dall’avere vissuto sulla propria pelle una delle espressioni più profonde dell’odio. 

La regia e i visual portano la firma di Claudio Cominardi.

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Emanuele Turelli  |   info@emanueleturelli.com   |  p.i. 03280980982  |  powered by Studio Siti Web