GLENO, 1 DICEMBRE 1923

DESCRIZIONE  |  SCHEDA pdf  |  FOTO  |  VIDEO

GLENO, 1 DICEMBRE 1923

La storia vera del crollo della diga che sconvolse Val di Scalve e Vallecamonica agli inizi degli anni 20. Racconto, con tutta la mia carica emotiva, una delle pagine più tristi e sconosciute dello sfruttamento della montagna e delle sue risorse. Dopo essermi esibito, in decine di teatri lombardi, davanti a migliaia di spettatori con “Il Coraggio di Vivere” questo é il lavoro d’inchiesta di cui vado più fiero. Impreziosito da una colonna sonora originale e accattivante e da sconvolgenti immagini d’epoca. Una storia che ha segnato l’economia e lo sviluppo di due valli umili e povere e di migliaia di persone, vittime di una violenta e scellerata avventura industriale.

 

La vicenda

 

Il monologo tratta della storia del Gleno, diga di sbarramento costruita in alta Val di Scalve e crollata, appena terminata la costruzione, il primo dicembre del 1923. Il crollo avvenne dopo una sola giornata di pieno regime della diga, portata alla massima altezza il 30 novembre del 1923. E’ una vicenda che si tramanda di generazione in generazione e che vede ancora vivente qualche reduce. La mia ricostruzione prende spunto da una mia inchiesta pubblicata su “Il corriere della Sera” nel 2003 (Premio della giuria al concorso internazionale di giornalismo di montagna) e si sviluppa in un coinvolgente monologo che spiega alcuni tratti salienti della storia:

 

• Le vicende che portarono la fraternità Viganò a edificare la diga del Gleno per poter sfruttare la corrente prodotta nei propri cotonifici.
• I difetti di edificazione e gli sbagli di progettazione che portarono alla costruzione di un’opera ad alto rischio di crollo.
• La cronologia della triste vicenda, concentrata negli ultimi giorni prima del disastro, incrociando la vita di Virgilio Viganò, imprenditore milanese padre/padrone della diga e di Francesco Morzenti, guardiano di origini scalvine dello sbarramento.
• Il crollo e la distruzione della Val di Scalve e della Vallecamonica, con un ultimo parallelismo alla tragedia del Vajont, avvenuta esattamente 40 anni dopo quella del Gleno, ma simile ad essa per alcuni presupposti.


Il monologo

 

Attraverso il raccolto faccio riflettere sui temi principali che accompagnano la storia del Gleno e narro l’intera vicenda dagli occhi di Francesco Morzenti, custode della diga e superstite al disastro. E’ un parallelismo, quello del mio racconto, che evidenzia inevitabilmente l’analogia con l’episodio di 40 anni dopo, a Longarone, quando si verificò il disastro del Vajont: due valli umili e povere che credettero alla costruzione di quelle dighe come motivo di ripresa economica, di lavoro, di benessere, ma che vennero tradite dagli azzardi di industriali con pochi scrupoli, più votati alla ricerca del profitto che non alla tutela delle persone.


Della lunghezza di un’ora abbondante, il monologo è intervallato da tre filmati con immagini originali d'epoca e il brano "Gleno" di Tiziano Incani (Il Bepi). Regia e colonne sonore originali sono opera di Claudio Cominardi.

 

Esiste una verione acustica e una versione live insieme al Bepi. Io e Tiziano ci siamo esibiti in "Gleno, 1 dicembre 1923" ai piedi della diga oggetto del disastro il 6 agosto 2011, davanti a 1000 spettatori e il 7 agosto di fronte ad oltre 1500 persone. L'evento é stato seguito e recensito dai più importanti mezzi di informazione nazionali (RAI, Corriere della Sera, Ansa, Il Giorno), ma soprattutto é stata un'esperienza che ricorderemo tutti per tutta la vita.

TORNA ALL'ELENCO

Emanuele Turelli  |   info@emanueleturelli.com   |  p.i. 03280980982  |  powered by Studio Siti Web